Speciale Garau
cinque

Archivio di Febbraio 2007

Della Sartiglia e altri Racconti…

Mercoledì 28 Febbraio 2007

Guida Sartiglia.jpgAvanti tutta, è l’ora delle critiche! Se nei discorsi da bar l’italiano medio si distingue per essere indubbiamente il miglior allenatore di calcio in circolazione, non professionista per pura scelta personale, il nostro beneamato sport (soprattutto in questo periodo dell’anno) è invece quello dell’analisi de Sa Sartiglia. Tutti abbiamo in tasca la verità sui problemi che sono veramente importanti, e ovviamente ne abbiamo la relativa soluzione! Ma se è vero che il vero momento dialettico non è la ricerca della risposta, quanto capire qual’è la domanda giusta, noi (da buoni oristanesi) ci proviamo un attimo. Per esempio: nell’Unione Sarda di giovedi 22 febbraio, un giornalista riporta l’interessantissima opinione della gente comune, e più specificamente di alcuni dei protagonisti della Sartiglia dei commercianti: negozi, bancarelle eccetera. tra costoro c’è chi sottolinea la notevole presenza di turisti, e chi d’altro canto sottolinea che questo, dal punto di vista delle vendite, sia stato l’anno peggiore.
Domanda: se il numero di turisti era alto, e non si è venduto molto, la causa qual’è? Faccio una premessa per spiegarmi meglio: chi si lamentava delle scarse vendite era il commerciante che vende prodotti tipici sardi, tanto oggettistica come alimentare (escluso il bene alimentare da consumo immediato: panini, bibite ecc.), che evidentemente non può aspettarsi troppo dal sardo in termini di acquisti: non fosse altro perchè in un caso e nell’altro si tratta del nostro pane quotidiano.
E allora? A chi si rivolgono le lamentele? Dobbiamo pensare che la manifestazione sia organizzata in maniera tale da non invogliare i turisti a comprare? Davvero è possibile una critica di questo genere?
Non potremmo pensare invece che magari, il tipo di prodotto offerto al turista sia in qualche modo importante al momento di determinare il volume delle vendite realizzate?
Non vorrei essere frainteso, visto che ritengo che certi tipi di prodotti tipici, di oggettistica, e alimentari, siano una ricchezza della manifestazione, e tutto meno che qualcosa di superfluo: ma d’altra parte tutti noi, esponenti oristanesi della categoria del turista comune, sappiamo che quali turisti comuni abbiamo un bilancio limitato, e in funzione di quello che possiamo spendere scegliamo probabilmente un panino, piuttosto che la forma intera di formaggio.
Del resto credo che Oristano sia una meta turistica che ha tutto da dare, che ancora deve farsi conoscere: tutto sommato quei turisti che vengono ora son dei pionieri. Vengono, assaggiano timidamente, bevono il loro fine settimana velocemente, e magari progetteranno il loro ritorno per un periodo più lungo, e invece del panino con quella salsiccia e quel formaggio, se ne porteranno via una salsiccia intera, o una forma. E lo stesso discorso vale per gli alberghi: è inutile la lamentela di chi vorrebbe più posti letto, se al momento ancora c’è difficoltà a riempire quelli che abbiamo.

Un altro dubbio mi viene leggendo altra affermazione di una persona intervistata, una signora di Venezia secondo cui sarebbe mancata sufficiente informazione sulla manifestazione. La verità è che il commento di questa signora mi suona molto familiare, eppure non lo capisco. Giusto per la chiusura della manifestazione è capitato con qualche amico di restare un pò stupiti della presenza di due grossi opuscoli sulla Sartiglia, dei libretti di 60 pagine e più [vai alla photogallery], insieme a qualche altro volumetto meno ricco, ma comunque interessante. Prendiamo in considerazione i primi due: uno di questi è quello tradizionale edito dalla Pro Loco di Oristano, con ben 72 pagine più copertina pieghevole stile Quattroruote, ricchissimo dentro di foto e indicazioni storiche, e ricco di sponsor (se ne contano ben 112). Più elegante decisamente il libretto edito dalla neo nata Fondazione Sa Sartiglia, anch’esso ricco di sponsor (che però arrivano “solo” a 58), di informazioni e di foto dei ragazzi impegnati nella due giorni a cavallo. Senza approfondire le citate iniziative private, io personalmente ho visto la città disseminata di questi libretti, tanto che in uno dei bar ormai storici del centro la mensola di fronte al bancone era ancora stracarica: segno che il materiale non mancava davvero. Può darsi che la signora in questione non abbia fatto molto caso a tutto ciò, nei locali, ma sono sicuro che nelle centralissime sedi della Pro Loco (Via Ciutadella de Menorca) e della Fondazione Sa Sartiglia (Piazza Eleonora), non son rimasti senza il materiale descritto.
Mi vorrei ricollegare anche alla polemica che sembra esserci stata tra i due enti, Pro Loco e Fondazione, dovuta all’esclusione della prima nonostante il suo storico impegno in materia di Sartiglia (vedi la Sartigliedda, la contestatissima Sartigliedda estiva, la Sartiglia dei Cavalli di Canna, i libretti della Sartiglia, la stessa registrazione del marchio “Sa Sartiglia”): sicuramente i soldi che son stati investiti da una parte e dall’altra per un prodotto “doppione” potevano essere investiti per altro, per dare ancora più colore alla manifestazione. Se la Pro Loco non fa parte della Fondazione, non per questo non possono agire in modo complementare, per il bene della manifestazione.

Altro fatto che mi ha colpito assistendo in prima linea alla Sartigia dopo un paio d’anni di forzata astinenza, è stata la nostra maleducazione. Abbiamo molta voglia di lamentarci su quello che funziona e quello che non funziona, ma se guardiamo il corteo, ci vediamo camminare ai lati e addirittura in mezzo alle persone del Corteo di Eleonora: lo sforzo di realizzare un corteo bello, arricchito negli anni di nuove figure, per il quale la gente fa a gara per poter sfilare, è totalmente vanificato dallo scarso rispetto e dall’assenza di un controlo rigido. La polizia non fa nulla, e i volontari non hanno la necessaria autorità per imporsi.
Allucinante la scena a cui si poteva assistere a intervalli regolari sotto la stella: presso uno spazio che doveva essere destinato al passaggio e per le emergenze, la gente si accalcava ostinatamente.
La risposta al cortese e disperato invito a non sostare in quella zona? Un sempilce e disarmante “e si, ma se noi non possiamo stare qui se ne devono andare anche tutti gli altri…”, giocando così al rimpiattino con i volontari che dopo alcuni tentativi rinunciavano. Naturalmente dopo un pò scatta l’emergenza per una persona che si sente male e il passaggio è occupato. Questa non solo è ignoranza ma anche mancanza di rispetto a chi il Carnevale se lo fa lavorando. A gratis.

Insomma, io la mia mezzora di sport oristanese l’ho fatta: ora tocca a voi signori!

Vai alla photogallery sulla Sartiglia

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