La Sardegna e le t-shirt
Martedì 31 Ottobre 2006Diciamolo chiaro, oggi, più delle cartoline, più dei prodotti artigianali, il souvenir di massa é la t-shirt: un veicolo di comunicazione quotidiano, che si trasforma spesso in materiale trandy. Normalmente questa tendenza diffusa ovunque, ha uno sfondo artistico-culturale: la Torre Eiffel, il David, la Torre di Pisa, la Sagrada Familia, sono solo alcuni esempi.
Tuttavia, tra new-economy e sete di successo, si stanno diffondendo materiali di dubbio gusto: recentemente ha dato scandalo la diffusione a Palermo di magliette celebrative della mafia. Non stupisce che poi quando il West-Ham gioca contro lo stesso Palermo, si possano incontrare magliette che celebrano l’incontro tra gli “Hammers” e i “Mafia”.
Da noi le cose per fortuna non vanno cosí male, e in attesa di magliette celebrative dell’anonima sequestri, ci troviamo di fronte a cose come 4 sardi in padella Figus, Mirtini, Barrosu, Tittia, anche una riscoperta delle ormai dimenticate Tartarughe Ninja. Questi sono solo pochissimi esempi del nuovo materiale da souvenir che si é diffuso in tutta la regione, affiancando le cartoline e i manufatti in sughero, le statuette dei guerrieri, ventagli e fedi d’oro e d’argento.
Sicuramente i negozi ne guadagnano in colore. Mi risulta un po’ più difficile trovare altri lati positivi della questione, ma vediamo un po’: sfruttando il ragionamento sacratico (il treno fischia, Socrate fischia, ergo Socrate é un treno),
- la pubblicitá promuove un prodotto associandolo a immagini;
- le magliette-ricordo presentano i vari Donatelleddu & comagnia;
- la Sardegna è la terra delle Tartarughe Ninja, e per di più con i nomi storpiati.
Ovviamente il ragionamento sillogistico presenta delle falle, e d’altra parte la pubblicità molto spesso si trasforma in strumento atto a catturare l’attenzione più che all’associazione prodotto-immagine, ma anche considerando questo aspetto, la soluzione scelta dai giovani e abili imprenditori che hanno messo su un commercio che, piaccia o no, ha filtrato tutta la Sardegna (per maggiori informazioni, vedi il sito www.waltale.it), non convince.
Qualche tempo fa, un amico é venuto dalla Spagna a farmi visita: si é goduto il paesaggio, si é goduto il nostro mare, la nostra roba da mangiare, finché, ormai terminata la vacanza, non si é deciso a comprare qualche souvenir non commestibile. Quando mi ha chiesto se conoscessi un negozio dove potesse trovare qualcosa da comprare, ho pensato subito a quello che sembra il più grande di Oristano: una volta arrivati là, e una volta passati una decina di minuti a valutare le varie offerte (credo ci fosse almeno un cinquantina di tipi diversi di magliette), il mio amico mi guarda con aria rassegnata, e dice: andiamo pure, qui non c’è nulla che non possa trovare da qualche altra parte, o che dica qualcosa su dove sono stato.
Certo, non possiamo paragonare il nostro patrimonio artistico con quello di città come Firenze, Roma, Parigi, Barcellona, Lisbona e via dicendo, ma noi andiamo un po’ oltre, immortalando su magliette una serie di vignette che rendono al meglio il peggio dell’umorismo da scuola media. Quella stessa scuola media dove i ragazzini, quando li saluti con il “ciao”, alla meglio ti rispondono succiao, scatenando un’onda di buonumore. Un onda di buonumore, si, ma tra coetanei!
Le notizie che danno i due giovani imprenditori nel sovracitato sito internet, il giro d’affari che hanno sviluppato é molto positivo, e permea tutta la regione: evidentemente la richiesta di materiale esiste, non sarebbe male approfittare di questo veicolo pubblicitario spontaneo per investire in immagine.




