Speciale Garau
cinque

Archivio di Aprile 2006

Intervista al nuovo Arcivescovo

Sabato 22 Aprile 2006

Sanna.jpgMons. Ignazio Sanna, qual è il suo stato d’animo in questa giornata che lo ha visto venire nominato dal Santo Padre Arcivescovo di Oristano?

In effetti, sono molti i sentimenti che affollano la mente e il cuore in circostanze straordinarie come questa. Da una parte, c’è un po’ di preoccupazione, perché mi trovo ad iniziare un’esperienza nuova che richiede competenze diverse da quelle che ho utilizzato finora. In fondo, fino ad oggi, ho svolto il mio lavoro sempre nell’ambito della comunità universitaria. Ho potuto svolgere l’attività pastorale sia nel mondo degli universitari, che ho seguito nelle loro vicende professionali e familiari, sia in una rettoria nei pressi di Piazza Vittorio, dove ho celebrato la messa e amministrato i sacramenti per più di trent’anni. Dall’altra parte, c’è il desiderio e l’impegno di tradurre in prassi pastorale intelligente quello che finora ho insegnato e scritto. Penso che la nomina ad Arcivescovo in questa arcidiocesi che ha una tradizione di cultura molto interessante mi dia la possibilità di fare ancora tanto bene.

A proposito dell’arcidiocesi, Lei conosce già in parte la realtà ecclesiale ma anche sociale della diocesi? In che direzione andrà la sua attività pastorale?

Io ho scelto come motto del mio episcopato “Deus caritas est”. Ho preso questa indicazione della prima enciclica di Benedetto XVI, perché sono convinto che oggi bisogna realmente ricominciare da Dio. Bisogna presentare nella predicazione e nella prassi pastorale il volto più genuino e più autentico di Dio, cioè il l’amore. Ora come ora non avrei un programma particolare da proporre. Per ricominciare da Dio è necessario avere una grande passione missionaria da comunicare a tutte le persone che si incontrano. Occorre recuperare i valori cristiani che sono andati perduti, avere tempo per ascoltare i veri bisogni spirituali della gente, far vedere che la fede cristiana è un esercizio di libertà di spirito e di maturità umana, non già una somma di norme e precetti.

Di Oristano, con tutta sincerità, non conosco molto. Ad Oristano ho sostenuto l’esame di seconda liceo quando ero al Seminario di Cuglieri e bisognava fare gli esami in una scuola di stato per essere avvantaggiati nella preparazione dell’esame di maturità. Fui ospitato nel Seminario diocesano da Mons. Isgrò, e ho un ricordo bellissimo di quelle giornate. Sono tornato ad Oristano nel settembre scorso per tenere una relazione sul rapporto conoscenza-amore ad un congresso internazionale sulla riabilitazione totale. In quell’occasione incontrai e salutai Mons. Tiddia.

Quando verrà ad Oristano e quando avverrà il suo ingresso?

Abbiamo concordato con Mons. Tiddia di ricevere l’ordinazione episcopale nella cattedrale di Oristano, domenica 25 giugno alle ore 17:30. Mi conferirà l’ordinazione il Card. Camillo Ruini, nella sua qualità di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ma anche di Gran Cancelliere dell’Università Lateranense. Saranno concosacranti Mons. Tiddia e il Rettore Magnifico dell’Università Lateranense Mons. Rino Fisichella. In questo modo che c’è una specie di continuità tra la sponda del Tevere e il mare di Oristano nel momento in cui si conclude l’esperienza universitaria e inizia la nuova esperienza pastorale.

Ai fedeli della diocesi arborense cosa si sente di dire in questa giornata così importante?

La prima cosa che dico è che ormai le attese, le speranze, le preoccupazioni dei fedeli della diocesi sone le mie attese, le mie speranze, le mie preoccupazioni. Vorrei incontrare i sacerdoti, perché sono i miei stretti collaboratori nell’annuncio del vangelo. Vorrei che mi si accogliesse come un padre e come un amico. Nutro la speranza che si possa realmente lavorare insieme. Se si lavora insieme e si mettono in comune le risorse di cui si dispone si renderà la diocesi una casa accogliente nella quale ognuno testimonia l’amore e la presenza di Dio.